AGROENERGIE:A VEGETALIA ANCI-LEGAMBIENTE, SERVE PIANIFICAZIONE
(AGI) - Roma, 19 mar. - “Poiche’ il mercato e l’industria - continua il Presidente di Legambiente - si muovono in base alla direzione tracciata dagli incentivi, sarebbe necessario essere molto piu’ rigorosi nel concedere gli stessi solo a biomasse che permettano risparmi misurabili nelle emissioni di CO2 (almeno del 35%), cosi’ come si stanno orientando altri paesi europei, e sarebbe stata molto utile una tariffa incentivante modulare, che alla tariffa “base” affianchi premi per l’utilizzo del calore e per l’accorciamento della filiera”.
“La possibilita’ che il mondo agricolo partecipi a pieno titolo alla produzione di energia dipende in larga misura dalla definizione di accordi a livello regionale o locale tra i diversi attori coinvolti, orientati a ripartire equamente su tutta la filiera il valore aggiunto prodotto - ha aggiunto Flavio Morini, delegato ANCI all’Ambiente -. Le filiere attivate a livello nazionale in questi anni hanno coinvolto solo marginalmente agricoltori, trasformatori e distributori locali favorendo, invece, strutture industriali che hanno utilizzato come materia prima oli o semi oleosi acquistati a basso costo sul mercato internazionale. Le agroenergie non si possono considerare una commodity energetica: se l’approccio a questa fonte e’ di tipo prettamente mercantile, prevale il criterio di produrre la massima quantita’ al minor prezzo, col conseguente ricorso a materie prime importate, senza alcuna ricaduta positiva per il sistema agricolo nazionale”.
Le agroenergie sono, invece, da intendere - precisa il documento comune - come una fonte energetica indissolubilmente legata alle economie agricole locali e ai contesti territoriali. Questo implica uno sviluppo altamente decentrato, con scelte di tecnologie e di impianti dimensionate sulle risorse di biomassa dei diversi territori, e solo le filiere locali (per produrre e utilizzare energia in loco) in impianti di piccole dimensioni (inferiori a 1 MW elettrico di potenza), sono in grado di esaltare le ricadute economiche e ambientali delle agroenergie.
Data l’estrema frammentazione territoriale, inoltre, per incrementare l’apporto dell’agricoltura italiana al conseguimento degli obiettivi ambiziosi fissati dall’Unione Europea per le rinnovabili (20%) e soprattutto per i biocarburanti (10% sul consumo energetico finale nel settore dei trasporti), l’impegno del Governo e delle Regioni italiane va rapidamente indirizzato a stimolare lo sviluppo del biometano (il biogas e’ la risorsa piu’ abbondante in Italia), cosi’ come la ricerca e lo sviluppo dei cosiddetti biocarburanti di “seconda generazione” (in particolare i biocombustibili liquidi dai residui ligno cellulosici e dagli scarti agroalimentari).E’ opportuno che ogni Regione identifichi le potenzialita’ di biomassa a fini energetici dei suoi diversi territori. Importante, anche, un’analisi delle possibilita’ di recupero delle terre marginali, dei terreni agricoli incolti.(AGI)
Bru