CANCRO SENO: 20% CASI IN ETA’ FERTILE, SOLO 16% PENSA AD UN BEBE’

(AGI) - Roma, 22 lug. - “Oggi le donne, dopo aver ricevuto una diagnosi di neoplasia mammaria domandano se sara’ possibile una gravidanza, anche chi ha superato i 45 anni. Un tempo questo non accadeva, il tumore allontanava l’idea di diventare mamma”. Cosi’ Alessandra Fabi, oncologa presso il Dipartimento di Oncologia medica Irccs Regina Elena, commenta nel corso di un seminario un argomento molto attuale a detta degli esperti, la preservazione della capacita’ riproduttiva nelle donne con tumore al seno. Circa il 15-20% delle donne con diagnosi di cancro della mammella e’ infatti in eta’ riproduttiva e l’ipotesi di una futura gravidanza e’ un parametro da valutare attentamente nella scelta del trattamento. “Fra le donne in eta’ fertile - spiega il professor Francesco Cognetti, direttore del Dipartimento di Oncologia medica Irccs Regina Elena di Roma, nel suo intervento al seminario promosso da Areo, l’Associazione Ricerca Educazione in Oncologia - il desiderio sessuale e’ compromesso in un’alta percentuale (il 34% del gruppo a meno di dieci anni dalla diagnosi) e solo il 16% ha preso in considerazione l’idea di una gravidanza. Eppure oggi sappiamo che non esistono controindicazioni alla maternita’ dopo questa malattia, anzi: e’ una delle nuove priorita’ per gli oncologi medici, sempre piu’ preoccupati non solo di sconfiggere il tumore ma di garantire la miglior qualita’ di vita alle proprie pazienti”, continua Cognetti illustrando i dati della prima indagine nazionale promossa da Areo per analizzare l’impatto della malattia nel lungo periodo. Attualmente, in base ai pochi dati disponibili, circa il 5% delle pazienti ha una gravidanza dopo un carcinoma mammario; sono oltre 500 donne in Italia ed il numero e’ destinato ad aumentare. Da tutti gli studi, emerge nel corso dell’incontro, appare evidente che non risultino piu’ esposte delle altre ai rischi di recidive. “Un collegio inglese ha scritto a tal proposito alcune linee guida - afferma la dottoressa Alessandra Fabi -. Non ci sono effetti collaterali sul bambino, aumentano quasi del 25% gli aborti spontanei, e’ consigliato pensare alla gravidanza a due anni dalla diagnosi ed il trattamento chemioterapico e’ sconsigliato nei primi mesi, fattibile invece dal sesto al nono mese di gravidanza”, conclude l’esperta. (AGI) Cli/Msc/rm